La lunga strada per il successo nella musica

Avviso: l’articolo è molto lungo. Un mio amico l’ha letto tutto ed è morto per sfinimento.

Giuro, non era mia intenzione.
Giuro, non era mia intenzione.

Mesi fa ho seguito un’attività culturale di altissimo spessore, cioè la presentazione, in un pessimo streaming, dei parlamentari eletti del Movimento 5 Stelle.

Durante lo speech di un tizio che, ricordando di aver fatto il camionista, si proponeva come esperto sul tema trasporti, sono stato interrotto da una chiamata:

 “Pronto?”

“Pronto, ciao, sono della redazione di X Factor. Ti chiamiamo per proporti un provino per il nostro programma, lo conosci già?”

“No grazie, non parlo con chi mi vende religioni, aspirapolveri e sogni da bimbominchia”.

Nel raccontarlo agli amici sono stato sempre combattuto se tirarmela 

Io: “Oh, lo sai che mi hanno chiamato da X Factor?”

Amico: “WOW! Allora? Hai accettato? Dai che vai in TV!”

Io: “No… è una cosa troppo commerciale, non mi va”

Amico: “Ma dai! Ma sei pazzo? Ma come hanno avuto il tuo numero?”

Io: “Non lo so, i numeri girano in questo ambiente…”

 oppure se raccontare la verità

Io: “Oh, lo sai che mi hanno chiamato da X Factor?”

Amico: “WOW! Allora? Hai accettato? Dai che vai in TV!”

Io: “No macché, a loro serve fare numero per le riprese. Ti fanno un provino di 5 secondi a cappella insieme ad altri 4, giusto per giustificare la cosa.”

Amico: “Ma dai! Ma che dici! E Giusy Ferreri che faceva la cassiera all’Esselunga? Ma sei pazzo? Ma come hanno avuto il tuo numero?”

Io: “Giusy Ferreri aveva un contratto con la Sony prima di XFactor. E poi il mio numero era presente nella lista di un concorso provinciale che è stata ceduta all’agenzia Magnolia TV. Se avessi risposto “io non posso, viene mia nonna”, loro avrebbero segnato sul foglio “+1″ e sarebbe andato bene cosi'”.

Ormai il mercato della musica inteso come business artistico è morto da un pezzo, ma la cosa peggiore è che tutto il popolo italico (e non solo) è convinto che basta partecipare ad un reality per sfondare.

Non c’è stata volta che, dopo un’esibizione live, un amico o conoscente non sia venuto a dirmi

“Ma perché non provi con X Factor?”

Approfitto quindi di questo post per spiegare quello che io ho capito del mondo della musica e perché, una volta per tutte, dei Talent Show non me ne frega un cazzo.

AVERE SUCCESSO

La mia generazione è cresciuta con il mito del Festivalbar. Folle oceaniche urlavano ad ogni artista presentato dalla Hunzicher.

Coro Tipo 1: aaaaaahhhhh ehhhhhhh ehhhhhhh!

Coro Tipo 2: oh le le, oh la la, faccela veder, faccela toccar!

L'antenato di Valerio Scanu. Ci piace ricordarlo cosi', inutile.
L’antenato di Valerio Scanu. Ci piace ricordarlo cosi’, inutile.

Davanti alla TV della mia residenza estiva ascoltavo le urla di un pubblico entusiasta per la Star di turno che si esibiva in playback.

Anni dopo, a Catania, scoprì che il pubblico pagante era obbligato ad applaudire e urlare davanti ad un palco vuoto, in virtù delle registrazioni. Addirittura si toccò il ridicolo quando si presentavano artisti che non si sarebbero mai esibiti.

Le Star erano lì, sul palco. Chissà con che storia alle spalle. Nessuno lo sapeva. Ci limitavamo solamente ad osannarli.

Poi sono cambiate le regole.

Il non adetto ai lavori crede che il successo nella musica arrivi attraverso 2 strade, che io chiamerò

STRADA 1: LA VIA BEATLESIANA

STRADA 2: LA VOCE DI MARIA DE FILIPPI

LA VIA BEATLESIANA

Lui si esibiva al "Peach Pit By Night" e riceveva sempre proposte. Maledetto Beverly Hills 90210.
Lui si esibiva al “Peach Pit By Night” e riceveva sempre proposte. Maledetto Beverly Hills 90210.

C’è ancora gente in giro che crede nell’attuale esistenza dei dinosauri, dei tamagochi, dei comunisti e degli “scopritori di talenti”, detti anche talent scout discografici.

Immaginate la scena (fatti e persone totalmente inventate): una band suona in un pub. Fuori è notte, inverno. Il pub affollato di persone. Tra il pubblico, un uomo con il nodo largo della cravatta, stanco, seduto ad un tavolino rotondo, con un Jack Daniel’s davanti. Beve, ascolta.

Finisce il concerto, si alza, va dritto dal cantante:

“Ehi tu, come ti chiami?”

“Mike”

“Mi presento, sono John, sono un PRODUTTORE DISCOGRAFICO. Hai talento ragazzo. Molla la band, ti farò diventare una star”

Questa scena esemplificativa potrebbe essere ancora possibile solo al verificarsi delle seguenti condizioni:

1) Che esista una Casa Discografica che abbia un budget a fondo perduto per emeriti sconosciuti da lanciare sul mercato

2) Che esistano persone sulla faccia della terra che acquistino CD e paghino mp3 su Itunes, che a loro volta giustificherebbero l’investimento della Casa Discografica

3) Che esistatano Talent Scout ancora non licenziati dopo i tagli degli ultimi 10 anni nel settore

4) Che esistano persone che preferiscano un concerto live di uno sconosciuto (non amico) rispetto ad una serata con un DJ che non fa un cazzo e si tromba tipe  suona

5) Che esistano locali che facciano suonare emeriti sconosciuti senza minacce da PR (quanta gente mi porti?)

6) Che esista ancora qualcuno che, incravattato, scelga di bere un Jack Daniel’s da solo senza l’obiettivo di portarsi a casa una bella figa

LA VOCE DI MARIA DE FILIPPI

Maria De Filippi al mattino.
Maria De Filippi al mattino.

Visto che popolo televisivo e popolo reale sono ancora (purtroppo) in stretta simbiosi, sono tantissimi quelli che credono nella via del reality come strada REALE per raggiungere il successo.

"Piccolo Lucio", ispiratore del nostro artista Michele
“Piccolo Lucio”, ispiratore del nostro artista Michele

Immaginate questa storia: Michele, cantante neo melodico di Quarto Oggiaro, che una mattina si sveglia e si mette in coda, ai piedi del palazzo della Regione Lombardia, per i provini di un talent show.

Sono tantissime le persone: dopo ore di coda, arriva davanti ad una giuria. Canta. La giuria fa i suoi soliti discorsi, poi dira’ “per me è sì”. Andrà avanti per altre selezioni. Arriverà nelle serate finali in diretta televisiva.

In finale, indossando una tutina da demente (ma poi, perché un cantante dovrebbe indossare abbigliamento da palestra?) dai colori sgargianti, il nostro caro Michele sarà seduto su uno sgabello, mentre una voce soave, leggera, “femminile”, come quella di Maria de Filippi, leggerà una lettera strappalacrime (e stracciacoglioni) che si presume sia scritta dai genitori.

La lettera conterrà ricordi di un bambino cresciuto che, dopo aver passato una difficile infanzia, senza soldi, con parenti morti di cancro e amici morti di overdose, rivelerà quanto sia forte e tenace il nostro caro Michele.

Che piangerà. E farà piangere il pubblico.

Momenti di tensione alla scoperta che quella sull'IMU era la solita promessa del cazzo
Verdiana scopre che quella sull’IMU era la solita bufala elettorale

E mentre io mi chiederò come abbia fatto il mondo cattolico ad accettare un trans come la De Filippi alla guida di programmi in prima serata, ecco che ci sarà mia madre accanto che non solo sarà in lacrime, non solo sarà li’ ad augurare a Michele una carriera ricca di soddisfazioni, non solo sarà già su TicketOne a prenotare il biglietto per il suo primo finto-concerto, ma accuserà me di insensibilità umana.

Michele vincerà l’edizione del talent, arriverà a San Remo, vincerà grazie ad un televoto preso d’assalto da bimbeminkia e alla fine rimarrà nella storia della musica italiana grazie alle sue canzoni, roba che Battisti gli farà una pippa.

Questa storia esemplificativa potrebbe essere veritiera solo al verificarsi delle seguenti condizioni:

1) che esistano davvero delle selezioni non pilotate da pre-contratti discografici

2) che non esistano Case Discografiche in crisi che hanno, come unico business, quello di dividersi i “pacchetti visibilità” all’interno delle agenzie organizzatrici di talent show

3) che non venga allo scoperto il fatto che Maria de Filippi, oltre ad avere gusti dubbi in tema di uomini, è al capo di un business che vede, tra le clausole microscopiche dei contratti televisivi, l’assoluta priorità di sfruttamento dell’immagine nei suoi programmi

4) che non esistano imprenditori pugliesi che paghino per far arrivare in tv la propria figlia (E.M.), a discapito del talento neomelodico di Michele

5) che la letterina sia scritta realmente dai genitori di Michele e che quindi non faccia per un cazzo piangere, ma anzi ridere per gli errori grammaticali

6) che mia madre sappia cos’è TicketOne

7) che Michele, oltre a cantare con i soliti vocalizzi noiosi ed esagerati, sappia scrivere canzoni che non facciano pena e non istighino al suicidio di massa

La verità è che ad emergere non è il talento e va bene. Onestamente, sarebbe un mondo di merda se uno come Jovanotti non avessa la possibilità di stonare davanti a 80000 spettatori a San Siro.

La svolta, la novità, oggi, è un’altra: adesso, il pubblico vuole prima conoscere l’artista, prima vuole vederlo piangere, guardare in faccia i genitori che non hanno mai accettato la sua omosessualità.

Poi, sempre lo stesso pubblico, vuole fare il tifo. Pro-artista, contro l’avversario, che guarda caso sarà etichettato come incapace e antipatico.

Alla fine, una volta terminata la scalata delle varie selezioni, vittorie nelle varie sfide, pianti disperati e litigi in diretta televisiva… l’artista ce la fa. E il pubblico finalmente sente di aver vinto una sfida, se ne sbatte le palle del fatto di aver sentito per 9 mesi canzoni strattonate con basi midi tagliate e urla del pubblico registrate: sa che in qualche modo ha avuto ragione.

Questo tizio ha avuto piu' successo di te.
Questo tizio ha avuto più successo di te.

Seguirà e canterà le canzoncine del proprio idolo, ma solo fino a quando non partirà la nuova stagione del reality: a quel punto, bisogna tifare e supportare un altro disgraziato che ci romperà i coglioni per altri 9 mesi con le sue piangine e attacchi isterici. E si dimenticherà del suo idolo, che magari tornerà a fare il parrucchiere in Sardegna.

Partecipare, sin dall’inizio, alla popolarità del personaggio: c’è chi lo fa in politica con orrendi streaming, perché non farlo nel campo dello show business?

Vuoi fare successo nel mondo della musica? Inventati una storia, raccontala con i media e i social network, rendi il pubblico partecipe e magari… evita di stonare 2 note su 3.

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