Scappa da Facebook: la vita, l’amore, le vacche

200510270665112301

“Facebook è una moda, come Myspace. Sparirà nel giro di pochi anni, diventerà qualcos’altro.”

(Io nel 2007)

Ammettilo. Anche tu, come me, hai pensato che Facebook fosse una moda destinata ad auto-consumarsi. Hai pensato che prima o poi ci saremmo rotti le palle di status, foto taggate e connessioni di finte amicizie. Hai pensato che se una cosa come Myspace, fighissima, stava morendo, allora anche il più giovane Facebook non avrebbe avuto vita lunga.

Anche a me piace condividere gattini
Anche a me piace condividere gattini

“So già dove vuoi arrivare: vuoi parlare dei gattini spaccamaroni condivisi nelle bacheche”

Non solo: sei arrivato a pensare che dei social network se ne può fare a meno. Povero incosciente. L’hai dovuto ammettere, essere fuori dal giro social dà quella sensazione di smarrimento, di inadeguatezza.

“Allora vuoi parlarci degli status metereologici tutti uguali, vero?”

L’anno 2009 per me è stato l’anno dell’impegno anti social: mi cancellai con questo status:

“Scappo da Facebook: la vita, l’amore, le vacche. Per chi volesse tenermi in contatto, ci vediamo nella vita reale”

Questo status ricevette tantissimi like e fu commentato tantissimo. Erano tutti miei Face-Amici che mi stimavano per la scelta, ma che ovviamente rimanevano iscritti al social network.

Questa scelta fu per me obbligata dal momento in cui mi resi conto che:

sapevo troppo degli altri senza averlo mai chiesto

rosicavo per le feste alcoliche degli altri

tutti gli italiani mi sembravano anti-berlusconiani, salvo poi risvegliarmi all’indomani dell’ennesima elezione

le donne pensavano fossi un figo grazie alla mia attenta selezione delle foto del profilo

Ricordo con estremo cordoglio un appuntamento con una ragazza che corteggiai via social per un po’ di settimane.

La protagonista della storia. Davvero.
La protagonista della storia. Davvero.

Tramite messaggi privati avevo rafforzato la mia immagine di ironico/ intelligente/ radical chic alla moda, anche se in verità ero lo stesso pirla di oggi.

Mi invitò a cena a casa sua di sabato sera, i presupposti per mettere in pratica gli insegnamenti di Charles Bukowski c’erano tutti.

Appena uscito dall’ascensore, sul pianerottolo, lei aprì la porta e la sua prima frase gelò il mio entusiasmo:

“Mi sembravi più alto!”

Tutta la sera fu un continuo raccontarmi cose che già sapevo: la sua passione per le foto, la sua estate passata in Francia presso un campo di raccolta pomodori con gente di tutto il mondo, le sue scopate passionarie, la sua Milano in bicicletta dopo 5 cocktail di notte, la sua provincia varesina troppo provinciale. Io non parlai: non so se ero ancora troppo scosso a causa della sua frase di benvenuto o per quella pasta con salsa di pomodoro che tanto mi disse sulla sua fantasia in cucina.

Decisi quindi di vivere senza Facebook. La mia forza di volontà ebbe la meglio per un’anno intero, fino a quando decisi di rituffarmi nel social network perché

non venivo invitato agli eventi

non potevo curiosare tra le foto delle neo-conosciute

stavo diventando troppo efficiente a lavoro

non potevo promuovere nessun concerto

stavo diventando terribilmente sincero nei rapporti interpersonali

era difficilissimo vivere da single senza connessioni

Io: “Di cosa ti occupi? Cosa ti piace? Da dove vieni? Sei fidanzata? Lo sai che non potrò mai sapere queste cose se non me lo dici perché non ho un profilo Facebook?”

Lei: “Guarda che è gratis”

Dopo 10 minuti dalla pubblicazione di uno status, questo e' l'effetto di zero like e zero commenti
Dopo 10 minuti dalla pubblicazione di uno status, questo è l’effetto di zero like e zero commenti

Diciamocela tutta: tra i nostri Face-Amici ci sono persone che non vediamo mai. Il giorno che capiterà di incontrarli,  sapremo già se sono sposati, se hanno figli, che giro di amicizie hanno, gusti in tema musicale, tendenze politiche e sessuali, vacanze dove e quando. In sintesi: non sapremo di cosa parlare.

Facebook da un po’ di anni ci ha abituati a facilitare le relazioni con un click, a costruirci un’immagine, a giocare strategicamente d’anticipo quando si vuole ben figurare.

“Oh, questa sembra figa. Guarda che occhi”

“Lascia stare, è un cesso”

“Perché? La conosci?”

“No, ma ha messo un primo piano come foto del profilo. Se fosse figa avrebbe messo una foto che la ritrae per intero”

Al tempo stesso ci ha tolto il gusto della sorpresa, ci ha aperto la strada verso altri social (Instagram e Twitter su tutti), ci ha permesso di farci scovare ovunque andiamo

“Dov’eri ieri sera? Perché non mi hai chiamato?”

“A casa. Sono collassato sul divano alle 22”

“Ma se hai scritto un post su FB all’una e mezza da Rozzano! Cosa ci facevi lì?”

C’è gente che ama rivelarci tutti i posti che visita, altri che vogliono farci sapere cosa stanno mangiando

Gli spaghetti con le vongole devono per forza essere condivise. Anche se non frega un cazzo a nessuno.
Gli spaghetti con le vongole devono per forza essere condivisi. Anche se non frega un cazzo a nessuno.

altri che dimenticano la geolocalizzazione attiva

C'e' chi nel fuggire dalla polizia sente l'irrefrenabile desiderio di scriverlo con uno status
C’è chi nel fuggire dalla polizia sente l’irrefrenabile desiderio di fare il poeta su FB

In generale direi che la popolazione del post 2000 si potrebbe dividere in due gruppi ben identificati: chi non caga i social network, chi li caga molto, detti anche, da adesso in poi, Network Addicted.

La prima categoria è poco interessante: vivono come esseri umani, si relazionano come esseri umani, guardano ancora la TV, sono gli ultimi a ricevere la notizia di un terremoto e non avvertono l’irrefrenabile voglia di raccontare la propria fantastica vita per far rosicare gli altri. Bleah.

Parliamo della seconda categoria: l’Homo Network Addicted (HNA).

L’HNA non digita Corriere.it o Repubblica.it sulla barra degli indirizzi . Li legge indirettamente, cliccando su un link breve da un tweet.

L’HNA non ha mai fatto un corso di fotografia, non ha mai avuto l’interesse per quest’arte, ma scatta con proverbiale attenzione circa 20 foto al giorno, ritraendo: il traffico di auto, la pioggia sul parabrezza, il cappuccino con la schiuma, autoscatto davanti allo specchio, scritta sul muro curiosa, abbraccio con amici o colleghi sorridenti, punta delle scarpe, piedi in spiaggia. Tutte le foto hanno il filtro vintage di Instagram.

Poi, una volta arrivato a scuola o in ufficio, l’HNA si rende conto della morte di uno famoso, cerca su Google “Lou Reed” e scopre che era un tizio vecchio che ha fatto delle canzoni famose, ma che soprattutto era conosciuto da tutta la sua bacheca. In preda all’ansia da figura di merda, posta da Youtube un video di Walk On The Wild Side con un post commemorativo “RIP Lou”.

A pranzo fotina al sandwich con lattuga e formaggio e poi via per un’accurata diatriba calcistica o politica sulla bacheca.

Il più delle volte, l’aggiornamento dello status è l’equivalente della scaccolata di naso: si fa tanto per.

“Andrò 8 mesi a New York!'”

[Status ricorrente circa due mesi fa. Un moda del cazzo.]

L’HNA modello conosce a memoria tutte quelle immagini fumettizzate che scorrono nelle sezione foto delle pagine FB umoristiche.

L’HNA non è un vero HNA se non ha mai pensato di cancellarsi da Facebook, se questo pensiero non gli ha creato panico, se questa decisione non l’ha prima condivisa su FB una settimana prima.

Firmato

Un HNA

Mia probabile foto del profilo. Esagero?
Mia probabile foto del profilo. Esagero?

Comments

comments

6 pensieri su “Scappa da Facebook: la vita, l’amore, le vacche

  1. FB e l’ immagine speculare della società contemporanea personalmente l’unica cosa che a volte condivido serve a passare delle foto di arrampicata o montagna a colleghi di arrampicata o compagni di cordata “questioni di pigizia, per non girare con usb drive o qualche servizio di sharing”,ma a parte cio non ho riferimenti cio che faccio lavoro orientamenti contatti ecc ecc mentre tendo a raccontare cio che penso.
    In questa società del fare “i consumisti” penso… sara Retro come hai affermato in post precedenti ma mi ci trovo.
    Penso e poi cerco ci concretizzare il pensiero cosa non sempre facile.
    Credo comunque che creare solo due categorie di utenti FB sia un po riduttivo l’ essere umano è influenzabile, ma nel contempo complesso.
    In sintesi i social network possono essere una buona opportunità percepire altri punti vista o una smisurata orgia per l’ ego a noi la scelta.

    Use your brain.

    1. xenlin, ovviamente nel post, per non sfiorare i 2000 miliardi di battute e rischiare di avere morti di noia sulla coscienza, ho semplificato. 2 categorie sono poche, ci sono tante sfumature di grigio nel mezzo. L’intenzione del post rimane comunque esternare, da parte mia, la mia critica verso gli HNA e al tempo stesso ammettere che ne faccio pienamente parte.

  2. come buon proposito del rientro dalle ferie…cancellarsi da facebook
    perchè quest’estate ho avuto infiniti problemi di connessione e sono rimasta un mese senza, il risultato? non mi mancava per niente. Le comunicazioni importanti le ricevevo via mail da parte di lavoro, università ecc, le persone a cui tengo le sento tramite altri tipi di chat, non ho potuto condividere delle foto (ironia, perchè solitamente non ho molto da condividere, questa volta invece avevo delle belle foto ma zero linea) Insomma la vita va avanti lo stesso, senza quel fastidioso bagaglio di informazioni private sugli altri che non vorresti sapere. Un’altra nota che devo dire, sono i tggiornali italiani, dove ero io al tg passavano solo le notizie + importanti, mai mezzo caso di cronaca nera, mai storie strappalacrime con foto rubate puntualmente dai profili dei social. Non provo sinceramente astio verso facebook, ma più che altro noia: i propagandisti vegani, la gente che si lamenta, quelli che postano sempre le solite ovvietà, mi sembra tutto superfluo, ecco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *