E’ colpa dei nostri genitori!

Il simbolo di un'intera generazione, tragicamente scomparso per scelte commerciali insensate
Il simbolo di un’intera generazione, tragicamente scomparso per scelte commerciali insensate

Se hai un’età compresa tra i 25 e i 35 e utilizzi spesso i social network, ti sarà sicuramente capitato di leggere articoli sulla tua/nostra generazione: la “Y Generation”, “Capisci di avere 30 anni quando…”, “Noi e le pubblicità anni ’80″, ecc.

Solitamente provo un senso di tristezza quando, attraverso queste letture, il quadro che ne viene fuori è di una generazione mediamente triste, viziata e povera. Siamo veramente ridotti così male?

IO HO UNA TEORIA.

Andiamo con ordine.

Correva l’anno 1987, io avevo 5 anni e passavo i pomeriggi davanti alla TV, vedendo Bim Bum Bam.

Ingurgitavo litri di latte e Nesquik mentre il pupazzo UAN lanciava, su invito di Roberto e Carlotta, l’ennesima puntata di Holly e Benji.

Ebbe una carriera brillante. Poi arrivò la magistratura comunista. Salviamo UAN!
Ebbe una carriera brillante. Poi arrivò la magistratura comunista. Salviamo UAN!

Io ero felice: tifavo per Oliver Hutton, il latte era ormai diventato petrolio per il quantitativo di Nesquik e il mio unico problema era convincere Babbo Natale a mandarmi il Robot Emilio, la roba più inutile della storia, ma pubblicizzata come un’evoluzione della specie giocattolo degna della scoperta del bosone di Higgs.

Davanti a me solo grandi aspettative: un futuro da rockstar, studi da astronauta e un mondo colorato là fuori ad aspettarmi.

Aggiungerei anche un bel “echicazzosenefrega”

Passarono gli anni e a scuola prima, all’università poi, tutto intorno a me era possibile: racconti di imprenditori nati dal nulla, posti vuoti da amministratore delegato lì ad aspettare, gente che si iscriveva a Ingegneria Nucleare ma si vedeva, in futuro, sempre a Ferrazzano (CB) (effettivamente puoi lavorare per la Nasa anche per corrispondenza).

In TV venivo lentamente lobotomizzato dalle tette e dai culi di Mediaset in ogni programma di qualunque fascia oraria, fino a pensare che fosse normale vedere scene del genere

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Se la generazione dei miei nonni era stata protagonista della guerra e dello sbarco degli americani, con il mito dell’America buona (mio nonno conosceva meglio di chiunque il nesso tra Marlboro e USA, visto che rincorreva i carro armati per fare incetta delle sigarette che lanciavano sulla popolazione), la generazione dei miei genitori è cresciuta tra i fasti del boom economico e la nascita della TV a colori.

Noi tutti a pensare al ’68, alle lotte studentesche, ma quello che in molti non sanno o non ricordano è che queste lotte furono incentrate nei grandi centri universitari. Togliete quindi le grandi città, tutto il resto dell’Italia cresceva con il mito di Albano & Romina e lo strazio di Baglioni e i suoi piccoli grandi amori, discutendo dei grandi temi nei “social network” del tempo, i bar di provincia. Indossavano pantaloni a zampa di elefante, fumavano tantissimo perché era un modo di fare da uomini (nei film americani la sigaretta era un accessorio sempre presente e solo adesso le multinazionali del tabacco hanno ammesso la campagna occulta spregiudicata di tutto il ventesimo secolo) e spesso si trovavano nelle condizioni di scegliere tra più lavori: lavori spesso umili o non particolarmente professionalizzanti, ma ben pagati.

Lettore: “Eccezioni, cazzo, ci sono sempre eccezioni!”

Ciambelle: “Vero, parliamo di grandi numeri”

Pochi, in quella generazione, erano laureati. Laurearsi voleva dire accedere a quelle professioni che realmente garantivano un livello di vita alto: ingegneri, avvocati, medici, commercialisti, managers d’azienda.

La mentalità della generazione dei nostri genitori, quindi, si è fortificata su un’equazione quanto mai banale:

LAUREA = LAVORO PROFESSIONALE ASSICURATO

C'è anche chi si laurea all'estero, tipo in Albania, pur di avere un futuro assicurato
C’è anche chi si laurea all’estero, tipo in Albania, pur di avere un futuro assicurato

Fin qui non vi racconto nulla di nuovo, scaviamo ancora.

La parola che ogni italiano della mia generazione ha sentito pronunciare almeno una volta dai propri genitori (specialmente se del sud Italia) è

“SISTEMARSI”

perché nella loro logica, noi figli siamo pedine sparse che fin quando non rientrano nel binario che porta agli step predefiniti, non siamo “sistemati”.

Tipico binario predefinito in 8 comodi step:

  1. Studio (se comprende la laurea meglio, altrimenti diploma)
  2. Fidanzamento ufficiale di stampo ovviamente eterosessuale
  3. Lavoro a tempo indeterminato di entrambi nella coppia
  4. Acquisto casa con mutuo
  5. Matrimonio (ovviamente in Chiesa)
  6. Figli
  7. Processo di “sistemazione dei figli” che porterà alla prosecuzione della specie, diventando nonni
  8. Pensione

Ci sono anche delle considerazioni a contorno:

  • che il binario si sviluppi nel paese in cui si è nati e cresciuti (è un plus non da poco per la soddisfazione totale)

Genitore 1: “Mio figlio si è sistemato qui, grazie a Dio, insomma, non ci possiamo lamentare”.

Genitore 2: “Che fortuna! Invece mio figlio, laureato in biologia, si è sistemato in Olanda, si occupa di botanica per piante speciali che si vendono nei bar, là sono tutti strani…”

  • tutto il percorso sarà più facile da affrontare con una buona copertura economica alle spalle, indi per cui, meglio seguire il binario da laureati.

Genitore 1: “Mia figlia si HA laureato. Ora manda curriculum, speriamo che lo trova un lavoro buono!”

Genitore 2: “Beata! Mio figlio invece non ha voluto studiare e adesso fa solo l’elettricista, che spreco!”

I nostri genitori erano là, con i loro sacrifici e la loro ignoranza (statisticamente meno istruiti della nostra generazione), a spargere, con il supporto del carro armato americano (la TV), sigarette a tutti (sogni del tipo “sarai ricco e con una posizione di prestigio con la tua laurea!”).

Noi, ventenni in erba (in tutti i sensi), lobotomizzati dal porno su internet (evoluzione di Colpo Grosso via etere) e dalle barzellette di Totti, raccoglievamo quei sogni proprio come faceva mio nonno che andava dietro ai carro armati americani.

Fu così che la nostra generazione fu la vera prima generazione degli stereotipi della speranza:

SONO FIGA = VOGLIO FARE LA VELINA

FACCIO IL FIGO A CALCETTO CON GLI AMICI = VOGLIO GIOCARE IN SERIE A

ALLA RECITA SCOLASTICA HO IMPARATO DUE BATTUTE A MEMORIA = VOGLIO FARE L’ATTORE

NON SO FARE UN CAZZO = VOGLIO PARTECIPARE AL GRANDE FRATELLO

CANTO COME FIORELLO CON IL “CANTA TU” = ANDRO’ A SANREMO

e via via si andavano fortificando concetti sempre più comuni

Le ragazze sognavamo un miliardario come lui, i ragazzi sognavano di farsi una come lei. Idoli della nostra generazione.
Le ragazze sognavano un miliardario come lui, i ragazzi sognavano di farsi una come lei. Idoli della nostra generazione.

A CENA VEDIAMO “IL MEDICO IN FAMIGLIA” = MI ISCRIVO ALLA FACOLTA’ DI MEDICINA

FACCIO LE LINEE DRITTE CON LA SQUADRETTA = FUTURO DA INGEGNERE

MIA MAMMA DICE CHE SONO UNA MODELLA NONOSTANTE I 70 KG PER 1,50 cm DI ALTEZZA = PARTECIPO ALLE SELEZIONI DI MISS ITALIA

Se in passato i talenti (artistici e non) venivano offuscati dall’imposizione sociale del dover fare l’artigiano, l’operaio, la casalinga, la nostra generazione invece è stata caratterizzata dal dover per forza scovare un talento quando si è bambini perché altrimenti si è un po’ meno speciali degli altri.

[FATTO REALMENTE SUCCESSO]

Genitore ad un concorso canoro per bambini: “Mia figlia non è solo cantante, è cantautrice. Quando leggo i testi che scrive … credimi… una profondità tale da rimanere impressionati”

(la figlia ha 8 anni e sicuramente sarà sconvolta dall’ennesima, trucida canzone strappalacrime di Violetta)

Ma perché questa rincorsa al dover per forza essere notati, famosi e soprattutto di successo?

Perché la generazione dei nostri genitori ha riversato sulla nostra generazione tutte le speranze di scalata sociale?

Perché ci siamo ritrovati ad avere la pressione di dover fare gol alla partita della domenica della categoria pulcini, a dover superare le selezioni di Amici del Transex, a doverci laureare in Scienze delle Varie ed Eventuali, a dover dimostrare che un futuro da ingegnere ci spetta (ed è colpa dei politici se non arriva)?

COSA E’ SUCCESSO DURANTE LA NOSTRA ADOLESCENZA?

Dialogo tra un rappresentante della generazione “figli della guerra” (che chiameremo NONNO) e un rappresentante della generazione “boom economico” (GENITORE):

N: “Ma che avete combinato? Noi siamo usciti dalla povertà e voi avete partorito una generazione di sfaticati che depila le sopracciglia e spende soldi in telefonini invece che comprare le case!”

G: “Nonno, tu non puoi capire. Io ho lavorato duro tutta la vita, ho rinunciato a mille cose pur di mantenere l’università a mio figlio. Poi è stato pure sfortunato, perché se non fosse stato per quei professori, si sarebbe laureato un po’ prima e non dopo 10 anni per una triennale. Ma adesso ho un figlio dottore!

N: “La laurea… a zappare lo dovevi mandare!”

G: “Zappare? Adesso è Dottore in Scienze della Formazione, può fare l’insegnante!”

L’errore della generazione dei nostri genitori è stato l’assurda insistenza nel pretendere, per noi, una vita migliore della loro stessa.

La visione con la quale la loro generazione ha costruito le basi per la mentalità del “tu farai successo” si basa su una combinazione di fatti storici e generazionali:

  • i nostri genitori hanno vissuto in maniera agiata rispetto ai nostri nonni, quindi noi avremmo dovuto vivere in maniera più agiata rispetto ai nostri genitori. Peccato che una visione del genere non sia né sostenibile, né realizzabile, perché altrimenti la generazione successiva alla nostra dovrebbe essere formata da gente con la cover dell’iPhone in oro
  • loro si sono accontentati di un lavoro umile ma allo stesso tempo hanno invidiato chi era più istruito e più ricco. Questo ha provocato una voglia di avere figli di successo che si è trasformata in una pressione senza eguali
  • il mondo è andato avanti e la TV commerciale ha introdotto quiz milionari, ha riempito gli show di ballerine smutandate e showman di dubbia bravura. E’ nato per tutti il modello “se lo fai lui, posso farlo anch’io”
  • prima della crisi del 2008 si è sempre parlato di crescita. Peccato che nessuno si sia chiesto fino a quanto si può crescere. E noi tutti là, nelle aule di facoltà o nelle classi di scuola superiore, a pensare di poter un giorno vivere in maniera agiata, lavorando poco, avendo un titolo e magari essendo pure invidiati
  • l’istruzione media della generazione dei nostri genitori sicuramente è più bassa della nostra. Questo fattore, nel momento delle scelte, ha pesato non poco

Figlio: “Papà, voglio iscrivermi a Scienze del Turismo”

Genitore: “E cosa potrai fare?”

Figlio: “Il manager nell’ambito del turismo. Tipo gestire cose turistiche. Potrei aprire un negozio di turismo. Anzi, potrei gestire una catena di negozi di turismo in tutta Corigliano Calabro.”

Genitore: “Bravo figlio mio, hai le idee chiare. Iscriviti pure, non ti preoccupare per le tasse universitarie che io e mamma rinunciamo alle cure dentistiche per 5 anni, tanto ormai di denti ne abbiamo pochi.”

Ovvio che tutte queste condizioni hanno pompato le nostre aspettative, lasciandoci totalmente impreparati davanti alla crisi economica più dura degli ultimi cento anni.

Prospettiva lavorativa per una laureata in Lettere della nostra generazione
Prospettiva lavorativa per una laureata in Lettere della nostra generazione

Il risultato di questo scenario è la nostra attualità: daremo alla luce figli in età avanzata, vivremo in case in affitto nonostante le lauree e ci troveremo pieni di amici residenti all’estero che ci ricorderanno, ogni giorno, che l’Italia ci pone ostacoli e non ci valorizza.

Nel frattempo, i nostri genitori vivranno con le pensioni finanziate dalle nostre tasse su stipendi di contratti a tempo determinato, nelle ipotesi positive. Noi che non avremo pensione.

Se la generazione dopo la nostra dovesse lamentarsi, noi diremo che non è colpa nostra: è stato il Nequik, Bim Bum Bam, i carro armati americani e le sigarette, la TV a colori, i porno. Insomma, ne abbiamo di assi nella manica.

Comments

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3 pensieri su “E’ colpa dei nostri genitori!

  1. Peraltro il robot Emilio fa bella mostra di sè nella casa di Marshall e Lily in numerose puntate di How I Met Your Mother nelle ultime serie… w i soldini, ma anche i piccoli grandi amori di Baglioni 😉 great post!

    1. grazie! non sono un patito di serie televisive, ma How I Met Your Mother continuano tutti a consigliarmelo. E’ che non me la sono sentita di sostituire Friends, avevo un legame sviscerale con quei 6, ma se mi assicuri che Emilio è ancora in buono stato e soprattutto non è stato maltrattato durante le riprese, inizio subito a vederlo!

  2. Ciao cercando motivi per cancellarsi da facebook son arrivata nel tuo blog e dopo aver letto un’articolo ne ho letti altri….mi piace e da ora in avanti ti seguirò volentieri. Con questo post mi hai fatto ricordare Bim Bum Bam ahahah
    Buon weekend.
    Marta

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