Una Storia Politica Italiana – Puntata 2 di 2

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Questo post è il continuo della PRECEDENTE PUNTATA.

Analizzati quindi gli ultimi due anni politici, di questa storia italiana rimangono ancora numerosi dubbi.
Perché ci siamo ridotti, noi italiani, a non avere più parola sulle scelte politiche di questo Paese?
Come mai, nonostante le accese discussioni all’interno dei partiti, dei movimenti, della gente non schierata, si rimane comunque impotenti e impassibili di fronte all’ennesimo atto anti-democratico dei vertici politici?
Come accennato nel post precedente:

LA DEMOCRAZIA HA ANCORA SENSO?

Cerchiamo la risposta.

LA POLITICA DEL CONSENSO

Un insegnamento ereditato dai miei genitori sul “metterci la faccia” è il seguente: “evita di metterci la faccia”.
La persona che ad un compleanno si propone per raccogliere i soldi del regalo comune, inevitabilmente riceverà qualche critica (il regalo troppo costoso, brutto, bigliettino inutile ecc).
L’amico che si sbatte per organizzare un viaggio finirà per essere criticato per la location non bella o per i posti da vedere non pianificati.
Insomma: chi fa, viene criticato. Da chi? Ovvio, da chi rimane ad aspettare o a guardare.

La società di servizi infatti ci ha plasmati come consumatori perenni: pretendiamo che tutto funzioni bene nel caso di servizi pagati, pretendiamo che tutto funzioni bene nel caso di servizi pubblici (perché paghiamo le tasse), pretendiamo che chi, anche essendo “volontario”, si fa avanti per concretizzare un’idea o per fare qualcosa al posto nostro (vedi regalo per un compleanno), lo faccia bene.
In pratica la società di servizi ha creato dei grandissimi ROMPICOGLIONI.

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Il Rompicoglioni è colui che è avvezzo alla critica dall’alto del suo divano. L’avvento di internet ha peggiorato la situazione, dando spazio e voce a chi può commentare un articolo o può esternare le proprie lamentele sui social network.

Tutti, escluso nessuno, abbiamo una X % di attitudine da Rompicoglioni nel nostro DNA.
Questa verità, chi fa politica, la conosce benissimo.

Visto che gli aventi diritto al voto, in una democrazia, decidono chi far vincere alle elezioni, la domanda è:

Esistono politici disposti, in nome di una visione e/o di una pianificazione sensata di lungo periodo, a scontentare grandi masse di elettori?

La risposta non è semplicemente “NO”, ma

“NO, non possono esistere”

Questo in quanto il sistema democratico, così come è pensato, non aiuta lo statista che, guardando i problemi con una reale visione d’insieme, sa di dover scontentare grande parte della popolazione pur di arrivare ad un obiettivo che rappresenta il bene comune nel lungo periodo.

Un esempio? Le zone pedonali nei centri delle città. Solitamente l’iter è il seguente:

– il centro della città vive il traffico e l’inquinamento delle auto. Diventa insopportabile ed impensabile poter raggiungere alcuni posti.

– l’Amministrazione Comunale propone di chiudere al traffico il centro della città, abbellendo la zona e creando zone pedonali

– i commercianti delle zone interessate si lamentano, perché se il cittadino sarà impossibilitato nel raggiungere la zona in macchina, sceglierà i centri commerciali fuori città. I gestori dei parcheggi a pagamento si lamentano. I residenti si lamentano. Coloro che lavorano nella zona interessata provenendo da altri punti della città si lamentano. In men che non si dica, l’amministrazione comunale attira un numero esorbitante di pareri contrari. L’opposizione all’amministrazione farà leva su questo malumore crescente per criticare l’operato del Governo in carica.

Risultato: se l’amministrazione comunale mira alla rielezione, lascerà perdere il progetto.

Centro storico aperto al traffico
Centro storico aperto al traffico

Questo sistema garantisce quindi le scelte opportune per la collettività?

La risposta è NO.

GESTIONE DELL’EMERGENZA

Sono secoli che il Centro Sinistra risponde con "bisogna pensare al lavoro" quando si parla della legge sul conflitto di interessi
Sono secoli che il Centro Sinistra risponde con “bisogna pensare al lavoro” quando si parla della legge sul conflitto di interessi

Le news sulla politica si alternano quotidianamente e soprattutto in Italia non ci si annoia mai. Non capita spesso di avere un comico a capo dell’opposizione politica, un politico che è stato a capo della maggioranza comica e un Presidente del Consiglio 39enne che viene considerato un talento perché incarna entrambe le figure.

Trova le differenze
Trova le differenze

Ci sono però degli evergreen, dei dischi rotti che ripetono sempre la stessa nota: appena il dibattito politico si sposta su questioni etiche, sociali, sui diritti dell’uomo, sulla visione del Paese fra 20 anni, sul futuro dell’imprenditoria, ecco ripresentarsi il solito, fastidioso ritornello:

“bisogna prima gestire le emergenze”

Questa frase ha in sé  tutta l’inutilità della democrazia così come ce la ritroviamo.

Cosa si intende per emergenza?
Tra il terremoto che distrugge L’Aquila e il tema del lavoro, quale rappresenta un’emergenza?
Quali tra i due esempi citati non era prevedibile e non è il risultato di scelte politiche passate?

Visto che il consenso è il vero motore che muove la politica, è pressapoco da pazzi inoltrarsi in temi come le unioni civili o la lotta alle corporazioni (notai, giornalisti, tassisti ecc): inevitabilmente si creerebbero fronde di italiani incazzati che minaccerebbero di non votare più quel Governo. A poco vale il discorso dell’utilità pubblica, di una rinuncia, per alcuni, di benefici a favore della collettività.

Nessun politico potrà mai proporre un serio piano pluriennale per rilanciare l’economia e lo stato sociale della Nazione: prima o poi arriverà il Consenso-Man con la solita provocazione “La priorità adesso è la gestione delle emergenze, come il lavoro”.
Addio quindi a tutte le discussioni sulle emancipazioni dei diritti sociali, sulla modernità delle procedure burocratiche, sul rilancio dell’Italia nel mondo, sull’integrazione degli stranieri. Eppure temi serissimi.

La politica, figlia di questa democrazia, è schiava degli interessi di quei pochi che riescono a gestire il consenso, a manipolarlo, ad ingannarlo.

Il classico esempio italiano è il tema delle intercettazioni: mai nessun italiano si era mai preoccupato di questo tema.
Se le intercettazioni ti danno fastidio, è perché pensi di avere qualcosa da nascondere. Elementare.

Silvio B. invece, è riuscito a mettere per anni questo tema al centro delle agende politiche della nazione. Al bar tutti a discutere se le intercettazioni andavano bene o meno. E mentre l’Europa andava avanti, la Cina si affermava come potenza capitalistica, internet diventava il luogo naturale delle start up senza regolamentazione, noi italiani eravamo preoccupati di cosa votassero in Parlamento i nostri rappresentanti sul tema delle intercettazioni.

Obama ascolta una telefonata tra Silvio e un'olgettina. Sembra apprezzare.
Obama ascolta una telefonata tra Silvio e un’olgettina. Sembra apprezzare.

Ricapitolando, visto che il Consenso è la chiave di tutto in politica, l’obiettivo di chi gestisce la cosa pubblica è difendere i propri interessi manipolando il Consenso ed evitando qualsiasi azione che non abbia un riscontro positivo nel brevissimo periodo.

DIRITTO DI VOTO

Arriviamo al cuore di ciò che voglio dirvi.
La democrazia è un sistema imperfetto, ma l’unico che ci permette di non ammazzarci con le guerre civili. Ok, lo abbiamo sentito molte volte.

Il problema non è quindi la Democrazia in sé , ma la “qualità” della Democrazia.

Per spiegarmi meglio, vi faccio un esempio.

Abbiamo il Cittadino A e il Cittadino B.

Cittadino A:

– Legge i giornali, si informa, si crea un’idea politica. Discute di vari temi, mette in discussione i leader del suo colore politico, vive il dibattito politico con attenzione. Nei casi di “cittadino A evoluto”, questo cittadino partecipa attivamente a momenti di condivisione politica (solitamente questa sarebbe la funzione dei partiti nei territori).
Il giorno delle elezioni il Cittadino A si reca presso il proprio seggio e mette una crocetta nel partito che più rappresenta le sue idee (o in alcuni casi, in quello che lui ritiene il male minore).

Cittadino B:

– Non si informa sugli eventi politici, se ne disinteressa. Normalmente non parla di temi, ma di persone. Il leader X magari gli ispira più fiducia del Leader Y.
Una bella domenica di sole si reca presso la scuola elementare e nel suo seggio di appartenenza mette una crocetta nel simbolo più colorato, magari più conosciuto.

Questa realtà ci spinge ad affrontare due problemi:

– statisticamente i Cittadini B sono molto più numerosi dei Cittadini A e quindi influenzano la vittoria finale in maniera determinante

il voto del Cittadino A e del Cittadino B hanno lo stesso valore

Capirete quindi che, per quanto tanta gente viva in maniera accesa il dibattito politico, il vero potere decisionale è al di fuori del dibattito.

Un politico quindi, che interesse ha nel convincere il Cittadino A? Mirerà direttamente al Cittadino B, magari gli prometterà un assegno a casa per il rimborso dell’IMU o dirà che si dimezzerà lo stipendio per farsi perdonare i suoi enormi benefit. Il Cittadino B, che non ha intenzione di indagare sui programmi, su come il politico la pensi riguardo ai temi che dividono l’opinione pubblica, si fida, rimanendo in superficie.

Un esempio di come un politico possa interessarsi al Cittadino B
Un esempio di come un politico possa interessarsi al Cittadino B

LA PROPOSTA DI CIAMBELLE SU MARTE

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Il diritto di voto per tutti è sbagliato. Io non voglio che il mio voto valga quanto quello di uno che mette le crocette a caso. Voglio che la prima preoccupazione di chi gestisce la cosa pubblica deve essere il confronto con gente che non vuole sentire slogan, ma contenuti.

Per fare questo, il potere decisionale deve essere nelle mani del Cittadino A. Il Cittadino B deve essere impossibilitato o scoraggiato a votare.

Come?

Innanzitutto togliendo il diritto di voto a chi ha commesso reati contro lo Stato. Hai frodato il fisco? Non voti. Hai sfruttato il territorio senza il minimo rispetto delle norme ambientali? Non voti.

Dopodiché (adesso vi sembrerà una proposta un po’ fuori dalle righe), si potrà votare solo previo superamento del test elettorale: poche domande su alcuni argomenti, il Cittadino dovrà dimostrare di aver capito cosa stanno proponendo i vari candidati su ogni tema.
In caso di risposte esatte, il Cittadino potrà votare.
In caso di risposte inesatte, lo si manda a casa, con la consapevolezza che si è evitato un danno alla collettività.

Con questo scenario, la gestione della cosa pubblica non mirerebbe più al consenso “immediato”, ma al consenso “argomentato” e i candidati non proporrebbero più slogan, ma idee concrete.

In quale democrazia vorreste vivere voi?

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7 pensieri su “Una Storia Politica Italiana – Puntata 2 di 2

  1. Io opterei per un modello di suffragio simile a quello descritto in “Fanteria dello spazio”(“Starship Troopers”) di Robert A. Heinlein (mi raccomando il libro non il film): il diritto di voto lo guadagna solo chi ha fatto qualcosa per lo stato e comprende il senso di sacrificio e responsabilità. Non dico che debba essere per forza servizio militare come nel libro, ma anche un rigoroso servizio civile non sarebbe male.

    1. Mi riprometto di leggere il libro, però forse così sarebbe un po’ troppo strong. Voglio dire, se lavori e non puoi fare servizio civile? Se vai all’estero per fare esperienza? Io vorrei solo che l’avente diritto al voto si interessasse alle proposte dei candidati, per poi scegliere consapevolmente.

      1. Heinlein è tanto simpatico quando lo leggi, poi però ci pensi e realizzi quante cose imbarazzanti scriveva. Tipo questa.

        Quanto al test per votare, ci ho pensato tante volte e i problemi principali sono due:
        -un test per stabilire in maniera non dico univoca ma almeno con un margine d’errore non gigantesco non si sa bene come dovrebbe essere; essere al corrente della situazione politica non è sufficiente: la santanché legge i giornali, per dire.
        -non mi fiderei a dare il potere di decidere chi vota e chi no a nessuno; non me lo prenderei manco io, figuriamoci darlo a un altro.
        Non sono in disaccordo con le tue conclusioni sulla democrazia, né sul fatto che l’elettore dovrebbe sapere quel che fa, ma togliere il diritto di voto a una fetta grossa di popolazione per me è come combattere la tossicodipendenza col proibizionismo.
        Visto che tanto stiamo parlando di cose che non vedremo mai succedere, sarebbe più ragionevole cambiare le logiche della politica piuttosto che segare le gambe all’utente finale.

        1. io la vedrei invece come una mossa “stimolante”: nessun politico rinuncerebbe ai voti di amici e familiari, quindi sarebbe il primo a spingere gli amici a conoscere i suoi programmi e quelli dei concorrenti.
          Sarebbe una rivoluzione forte, che necessiterebbe di anni per essere “digerita”.
          Sul test, beh, il Ministro dell’Istruzione provvede ai test per gli esami di maturità, allo stesso modo il Ministro degli Interni dovrebbe prevedere qualcosa di semplice, utile, sopra le parti.
          Non è la concretizzazione dell’idea in sé che propongo: siamo ad uno stadio troppo embrionale. Io dico solo di iniziare a parlare di questa alternativa che, personalmente, vedo come grande soluzione per grandi problemi democratici.

    1. allo stesso tempo pero’ non avremmo piu’ crisi di governo o elezioni anticipate e questo non sarebbe sempre un bene, visto che gli italiani ogni tanto, qualche testa di xxxxx la eleggono…

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