Il Party dell’Amore (di preghiere e tartine non ne abbiamo mai abbastanza)

sposi

Tra i vari side effects del superamento della soglia dei 30 anni, un’importantissima verità è che si diventa esperti in matrimoni.
Non ho avuto esperienza diretta in quanto non sposato, ma dopo gli ultimi due anni, il mio CV da wedding planner è già ricco di conoscenze tali da farmi sentire il Jennifer Lopez italiano del film “Prima o poi mi sposo”.

Se nel primo quinquennio dei miei vent’anni, quando un amico mi invitava a fare serata era per dirmi che finalmente aveva trombato con la gnocca inseguita da una vita, adesso, quando un amico mi invita a vedere in un pub Milan- Chievo, so già che arriverà la temuta frase

“TI DEVO DIRE UNA COSA”.

Le mie aspettative si focalizzano quindi su due possibili scenari:

1) aspetta un figlio

2) si sposa

Al verificarsi della seconda condizione, sono ormai diventato abilissimo nel mostrare la faccia del sorpreso e ultra-empatico felice per le sorti dell’amico

“MA DAIIIII!”

Si dice che Munch partecipò a parecchi matrimoni
Si dice che Munch partecipò a parecchi matrimoni

 

E mentre con una sonora pacca sulle spalle sfodero un sorriso pensando

“ma chi cazzo te lo fa fare…”

la mia mente vola subito leggera verso il mio foglio excel intitolato “Austerity“, dove aggiungerò altre caselle nelle voci “COSTI”, come regalo, viaggio, pernottamento, addio al celibato.

La conclusione della serata sarà un errore sotto porta di Balotelli, con tanto di  bestemmione del mio amico, lo stesso che mi informa della data e dell’orario del matrimonio, ovviamente in chiesa. Dio, se esiste, è milanista e lo perdonerà.

IL GIORNO DEL PARTY DELL’AMORE

IN CHIESA

Il giorno del matrimonio solitamente consiste in una preparazione ansiosa del proprio look. Il tutto perché, diciamocelo, ogni matrimonio consiste in una sfilata di moda dove soprattutto le donne vivono la competizione in maniera ossessiva.

E’ facile infatti notare come, all’arrivo in chiesa, tutti gli invitati si salutano tra loro mentre, vigliaccamente, giudicano il vestiario altrui.

E mentre l’uomo, notando le gnocche in tiro come se non ci fosse un domani, pensa alle probabilità di poter conoscere qualcuna da abbordare, sperando di poter dire a fine serata

“non scopavo con una porca simile dall’ultimo meeting di Comunione e Liberazione”

le donne si salutano attivando la funzionalità di scanner 3D sulle altre invitate, partendo dalla testa (giudizio sull’acconciatura), fino alle scarpe.

Immancabili i commenti:

“ma quella si è vestita di nero per un funerale? ma le spalle scoperte in chiesa? ma le si vede il reggiseno!”

il tutto mentre si è in attesa dell’arrivo della sposa.

LA SPOSA

sposa

Anni di trasmissioni su Real Time hanno educato le italiane ad avere un senso critico spiccato verso i matrimoni: lo stile, l’organizzazione, i colori, i fiocchetti, ma soprattutto, il vestito della sposa.
L’ingresso della sposa in chiesa è quindi il momento in cui tutte le invitate vogliono capire su quale vestito è ricaduta la scelta della protagonista.
Ovviamente, di fronte alla crisi dei consumi, i vestiti da matrimoni sono ancora quelle ancore di salvezza dove l’italiano è disposto a spendere cifre faraoniche pur di acquistare (non si dica che un vestito usato una sola volta possa essere noleggiato, suvvia).

LA DISPOSIZIONE IN CHIESA

Statisticamente* , la disposizione in chiesa degli invitati segue sempre uno schema simile:

disposizione chiesa

 * “statisticamente” è una parola messa lì a caso, eh.

GLI INVITATI

superman

I matrimoni sono solitamente una vetrina per personaggi di vario genere, tra  i quali spiccano

lo zio che vuole fare il simpatico: uomo vicino ai 50 anni che non accetta di far parte della metà “noiosa” degli invitati e cerca, con continue battute di scarsa levatura, di fare il compagnone insieme agli amici degli sposi

il tamarro firmato Dolce&Gabbana: capelli laccati all’inverosimile, il tamarro ha la camicia aperta, una giacca fashion e un pantalone elegante, ovviamente con scarpe sportive. Indossa gli occhiali da sole anche in chiesa e durante la cena. Una variante può essere la cravatta fumettata con un’immagine dai colori sgargianti

il fotografo: non quello pagato dagli sposi, ma proprio un invitato che, con tanto di reflex e borsetta a tracollo con obiettivi, romperà le palle ai fotografi ufficiali affiancandoli in qualsiasi momento del matrimonio

il bambino porta fede nuziali: ignaro del suo ruolo, sa solo che ad un certo punto dovrà portare un cuscino ed evitare di cascare a terra.

la single quarantenne: le occasioni, con gli anni, sono sempre di meno. Questo personaggio attende con ansia i momenti di ballo e spera di capitare al tavolo con qualche single a caccia.

LA SALA RICEVIMENTI

La prima cosa che si fa arrivando nella sala ricevimenti è controllare nel tabellone con chi si condividerà il tavolo. Solitamente è in questo momento che il non invitato che ha frainteso l’annuncio fatto dagli sposi capisce di aver fatto una cazzata: gli sposi diranno che è stata una dimenticanza di chi ha scritto il tabellone, alla fine si aggiungerà un coperto ad un tavolo. Rimane comunque una figura di merda che statisticamente si verifica in un matrimonio ogni 4.

Dopo aver letto il menu, dove i nomi altisonanti dei piatti creano sempre alte aspettative

“millefoglie di angeli di verdure con carosello della passione” = insalata in busta Bonduelle + pomodorini

inizia il tour degli sposi tra i tavoli, per brindare.

Brinda una volta, brinda due volte, brinda tre e più volte, gli sposi iniziano solitamente ad essere sbronzi ma continuano ad assecondare le richieste di brindisi, dove i contenuti sono molto vari:

Un brindisi per gli sposi!

Eeeeeeeeehhhh!

Un altro brindisi per gli sposi!

Eeeeeeeeehhhhhh!

Solitamente, tra il primo piatto e il secondo, inizia la fase detta dello “svaccamento”, cioè, soprattutto per gli uomini, si allentano i nodi delle cravatte, si sbottonano un po’ di camicie, si inizia ad assumere pose più rilassate, degne del miglior Bud Spencer dopo una bella mangiata di fagioli.

IL DJ/ANIMATORE

Notare la cravatta yeah.
Notare la cravatta yeah.

Il DJ è una delle figure più importanti per la riuscita di un bel matrimonio.

Dotato di zero tecnica vocale, ma di casse e mini-mixer collegati ad un pc portatile, sfoggia, durante i pasti, il suo peggior repertorio italiano, sfracassando le palle con le canzoni melodico-esistenziali dei Modà e di Tiziano Ferro.
Solitamente questo è il momento in cui i musicisti presenti tra gli invitati benedicono il giorno in cui hanno deciso di non svendersi per fare animazione durante i matrimoni.

Un DJ che si rispetti è vestito o tutto di nero, o tutto di bianco, accostando la giacca di un vestito classico con dei jeans e scarpe di ginnastica dai colori sgargianti. Il nodo della cravatta solitamente è in versione “venditore porta a porta”, cioè grosso e pomposo. In alternativa, nodo lasciato largo su giacca color evidenziatore.

Con l’obbligo di far divertire sposi ed invitati, spinge tutta la sala, con una cadenza di ogni mezz’ora, a brindare o a fare un applauso agli sposi.

Post cena riesce finalmente a coinvolgere tutti mostrando le sue conoscenze nei balli di gruppo e latino americani.

IL DAY AFTER

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Il giorno dopo il matrimonio è il giorno dei social network, soprattutto di Facebook.
Gli invitati postano le foto, i novelli sposini commentano ringraziando.

Gli sposi, come da migliore tradizione, cambiano il proprio status sentimentale in “sposato/a”.

Il Party dell’Amore è ormai finito, andate in pace.

Comments

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3 pensieri su “Il Party dell’Amore (di preghiere e tartine non ne abbiamo mai abbastanza)

  1. Oh povero, se avessi saputo che ti avrebbe causato tutta questa penosa sofferenza ti avrei risparmiato il mio.

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