Charlie Hebdo: la confusione dell’opinione

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Da tempo non scrivevo un articolo: la moda hipster, gli interessanti editoriali di Giuliano Ferrara, ma soprattutto una fortissima disorganizzazione nella gestione dei miei impegni quotidiani hanno sancito questo blog come non prioritario rispetto ad altro.

Poi succede che dei tizi, in nome di un tizio immaginario, imbracciano un kalashnikov per fare strage di vignettisti e allora rieccomi qua.

E’ chiaro a tutti che non si tratta di un semplice gesto terroristico: la crudeltà dell’atto, ciò che rappresentano le vittime (la satira sberleffa e senza paura), la nazione in cui è successo tutto questo (la Francia dove potrà forse trionfare l’estremismo di destra) sono tutti segnali di un qualcosa di più grande che di un semplice atto terroristico.

Ma io non sono un politologo, non sono un esperto di strategie di guerra e la mia conoscenza relativamente al mondo arabo si ferma solo al mondo paninaro (Habib, tunisino della mia città, panini spettacolari; tutti i kebabbari di Milano…).

Quello sul quale invece voglio far riflettere è la confusione delle opinioni che stanno circolando.

Lasciando da parte quelli che non centrano il tema neanche se glielo spieghi a stampatello

Salvini, porcocane, ma cosa cazzo c’entra l’immigrazione e i barconi! Ma ce lo vedete un kamikaze dell’ISIS, dopo mesi di addestramento, che si fa lo sbattimento di arrivare in Sicilia con un gommone, rischiando di affogare e quindi di non ammazzare nessuno? RIPETO: MORIRE SENZA AMMAZZARE NESSUNO? Sarebbe veramente un coglione. Oppure arrivato a terra farebbe la tessera della Lega Nord.

cerchiamo di capire CHI E’ CHARLIE e CHI NON E’ CHARLIE, indipendentemente dal fatto che nessuno giustifica simil livello di violenza.

L’ateo. E’ Charlie perché convinto che la satira si possa fare anche sui personaggi dei cartoon, amici immaginari, Dei, miti della storia e protagonisti dei bestseller in vendita nelle librerie ecumeniche.

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Il cristiano. Non è Charlie perché disegnare lo Spirito Santo, Dio e Gesù che si inchiappettano a vicenda è osceno, non rispettoso del proprio credo. Parte dei cristiani è convinto che le vittime dell’attentato “se la siano cercata”.

Il musulmano occidentale. Non è Charlie per gli stessi motivi del cristiano. Il suo problema è che una piccola parte sembra non avere tanta voce per urlare che ammazzare per delle vignette è SBAGLIATO, per prendere le distanze dalle frange estremiste, per ribadire che il mondo musulmano può essere compatibile con la modernità occidentale.

Queste figure sono trasversali ai colori politici, che ovviamente approfittano della situazione per esprimere la propria posizione. Spesso confusa.

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La Lega Nord. Con Borghezio difendeva le vignette di Charlie in tempi non sospetti. Borghezio si sa, non ha mai usato il postalmarket nella fase adolescenziale… a lui bastava vedere scene sadomaso su gente di colore: ovvio che fosse dalla parte della satira sprezzante e senza confini di Charlie.
Il problema è che la Lega è anche paladina del cristianesimo in Italia (che ci volete fare, Casini e la sua truppa di democristiani sono annegati nel mare renziano).
Rimane quindi una non presa di posizione: si continua a parlare di immigrazione come fonte del problema, ostentando la totale incapacità ad un ragionamento critico ed analitico. E vorrebbero pure governare.

La destra. Vedi Lega Nord. Ormai la destra è la Lega Nord. Quotidiani come Il Giornale o Libero, ai tempi cattivissimi con Luttazzi o con Vauro per la loro satira eccessivamente cattiva, oggi sono paladini della libertà di parola. Qualcosa non torna.

La sinistra. Più confusi di così si muore. Ai tempi di Borghezio tutti giù a criticarlo perché non rispettoso, salvo poi adesso difendere il diritto di satira.

Sembrano emergere quindi due schieramenti che non sono etichettabili politicamente o in maniera religiosa, piuttosto ritengo sia in atto uno scontro (opinionistico) valoriale.

I valori in ballo sono due:

  • il rispetto delle culture, anche a costo di autocensurarsi (Io non sono Charlie)
  • la libertà di opinione e di parola, anche a costo di non rispettare un’altra cultura (Io sono Charlie)

Ascoltate qualunque parere, qualunque intervista, alla fine potrete ricondurre tutte le opinioni a questi due filoni. Rispettabili entrambi, estremamente opposti.

La satira, intesa come strumento di libertà dell’individuo all’interno della società, ha sempre assunto un ruolo particolare nella storia.
E’ qualcosa che rompe i coglioni al potere. Se scendi in piazza ad urlare che il Premier racconta bugie e non rispetta il mandato elettorale, facendo il gioco dei grandi gruppi industriali, in pochi ti ascolteranno.

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Se invece il tuo malessere diventa uno storytelling sotto forma di documentario comico, o diventa uno spettacolo teatrale satirico, o semplicemente una vignetta in prima pagina, ecco che arriverai al cuore del popolo.
Tutte le dittature hanno sempre messo il bavaglio alla satira per poter gestire il potere. Anche il tizio pelato con il petto in fuori che negli anni 20 faceva arrivare i treni in orario (ricordiamo che i fan attuali, Forza Nuova, sono pro-Charlie, quindi molto confusi).

Cosa vuol dire fare satira, ma con il limite del buongusto?

Per capire realmente da che parte stai (nessuna delle due ovviamente è quella ritenuta universalmente giusta), ti propongo un semplice indovinello.

Sei un vignettista affermato ed ateo. Ti dico ateo perché gli atei esistono e se parlassimo di un cattolico il giochino non reggerebbe.
E’ in corso la giornata della gioventù a Roma, ma poco prima la Chiesa viene investita da uno scandalo sessuale con i minori.

Hai l’idea. Disegnare il Papa su un palco che saluta con un fazzoletto in mano, tanti ragazzini sotto ad osannarlo, ed un tabellone accanto al Papa con scritto “Avanti il prossimo”.

Tu, lo pubblicheresti?
Se no, puoi ritenerti davvero libero?
Se sì, puoi ritenerti davvero rispettoso?

Ognuno scelga la sua opinione.

Io sono Charlie.

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