Drogato di Facebook: la mia settimana di astinenza

“L’abuso di droga è soltanto un’accelerazione, un’intensificazione dell’ordinaria esistenza di ciascun uomo”.

Philip Kindred Dick, Un oscuro scrutare, 1977

Ebbene sì, l’ho ammesso a me stesso. Sono un drogato di Facebook.
Mi ritengo un utente normale, di quelli che controllano spesso la bacheca, che scrivono uno status ogni due settimane, che commentano gli status degli altri, che si sentono con gli amici tramite i messaggi istantanei.
Insomma, il classico drogato di Facebook: quello che “lo guardo ogni tanto”, “non scrivo mai nulla”, “ah scusa, non vedo mai gli inviti agli eventi”, “ci cazzeggio e basta”.
Appunto, un drogato.

La caratteristica primaria di un individuo vittima di una dipendenza è non accettare di essere vittima di una dipendenza. “Smetto quando voglio”, insomma. “Potrei pure chiudere il profilo, però lascio lì, non mi dà fastidio”.


Un po’ come qualsiasi casalinga italiana che nega di vedere in maniera ossessiva i programmi di Real Time, ma nel frattempo straccia i coglioni alla famiglia, obbligandoli a vedere cuochi incazzati con ristoratori scarsi e ragazze tamarre in preda all’ansia da matrimonio. 

Se l’ISIS avesse avuto degli strateghi intelligenti, avrebbe attaccato gli editori di questa macelleria culturale, altro che Charlie Hebdo.

Tempo fa feci una riflessione sul mio utilizzo di questo social network, nello specifico, sulla bacheca in cui scorrono tutti gli status dei miei amici e gli annunci pubblicitari.

La riflessione è la seguente: non esiste status o news che io possa perdermi (tra quelli che Facebook decide di farmi vedere).
In effetti, basta pensarci un attimo: anche immaginando di accedere una volta al giorno (impossibile se hai l’app installata nello smartphone, inutile che me lo racconti, non ci credo), la nostra attenzione è portata subito alla lettura dei primi status in bacheca, dopodiché il pollice inizia lo “scroll” verso il basso, caricando status e news fino a raggiungere quelli che già avevamo visto in passato. In sostanza, abbiamo il pieno controllo della bacheca, non ci sfugge niente. Oppure, volendo usare un altro punto di vista, la bacheca ha il pieno controllo di noi stessi.

In seguito a questa presa di coscienza, ricordandomi delle conseguenze della cancellazione del profilo raccontate qui, ho pensato ad una piccola prova per testare il mio grado di dipendenza: evitare Facebook per una settimana, sia da pc che da smartphone (eviterò tutti i social network, ma Facebook è innegabilmente quello che uso di più).

Quello che segue è il racconto quotidiano dei miei stati d’animo da Facebook-dipendente e le azioni che Facebook ha mosso nei miei confronti.

Day 0

Domenica sera. Disinstallo dal telefono marchiato mela l’app Facebook, l’app Messenger e l’app gestione pagine.
Informo gli amici più stretti che non risponderò ai messaggi, quindi li invito a scrivermi via Whatsapp.
Mi congedo dal social network cambiando la foto del profilo con questa:

fotofb1

Ad essere sincero, di scomparire senza “raccontarlo”, non mi va. Penso sia comunque un effetto della dipendenza, una mossa da drogato insomma.

“Sai che ho smesso di fumare?”

“Davvero? Da quando?”

“Da ieri!”

“Ah.”

Avverto un po’ di eccitazione all’idea. Mi sento anche un po’ stupido, in fondo stiamo parlando di un social network.
La sera, prima di andare a dormire, mi chiedo più volte cosa avranno pensato gli amici del mio network: avranno commentato la mia foto profilo? Mi avranno ignorato? Qualcuno si sarà ispirato, condividendo la foto e l’iniziativa?

Day 1

Mi trovo in ufficio e la prima cosa che posso dire è che avverto un po’ di fastidio nel non venire a conoscenza dei pareri sull’elezione di Mattarella. Chissà cosa condivideranno gli amici grillini “Clicca qui! Massima diffusione!”, oppure chissà quanti nostalgici nazionalisti saranno fieri delle parole del neo Presidente sui due marò.

A dire il vero mi mancano anche i pareri di gente di spessore, come lui

salv

Durante la giornata capita tre o quattro volte di digitare “face…” nella barra degli indirizzi, ma puntualmente mi ricordo di fermarmi.

I miei intermezzi di cazzeggio tra un file di lavoro ed una riunione sono quindi sostituiti con youporn Repubblica.it, Corriere.it, Gazzetta.it. Le colonnine di destra (gattini, fighe e video virali) attirano la mia attenzione e ci casco ripetutamente. Divento schiavo del click-baiting.

Day 2

Mi manca un po’ lo scrolling della bacheca, ma riesco tranquillamente a non pensare al mio digiuno.

La sera, seduto sul divano, ricevo per la prima volta una mail da Facebook

email fb 1

Praticamente il social network, monitorando gli accessi degli utenti, si è accorto che drasticamente ho ridotto la mia media accessi (da decine e decine al giorno, a zero).

Con questa email cerca di darmi ancora la mia dose di cazzi altrui, suggerendomi, in basso a sinistra, di “aprire Facebook”.

Proprio come farebbe un pusher con il drogato di turno.

Pillole-Facebook

Zuckerberg & Soci non hanno la minima intenzione di perdere l’utente facilmente.

Day 3

Alle 7:14 ricevo ancora un’altra email

email fb2

Questa volta il suggerimento è di aggiungere tra le amicizie persone che potrei conoscere.

Continuo a ricevere email alle 15:29 e 22:57, entrambe riassuntive degli aggiornamenti di status dei miei amici.

La mia dipendenza è sempre meno forte, non avverto più il bisogno di conoscere cosa stanno mangiando a cena i miei contatti.

Se avessimo dovuto pagare lo sviluppo delle foto, col cazzo che avremmo riempito internet di cappuccini con brioche e piatti di sushi

Day 4

Solita email delle 6:47 con resoconto degli status dei miei contatti: caro Facebook, non me ne frega più nulla.

In compenso non ho trovato un sostitutivo per i momenti cazzeggio: continuo a regalare click alle pagine web delle testate giornalistiche e leggo qualche blog in più.

La sera arriva la bastardata: un’email di Facebook che mi dice quante notifiche e messaggi ho in sospeso.
Tra le righe leggo: “Eddaje, non sei curioso? Apri sto cazzo di Facebook!”.
Avverto quel leggero fastidio di chi, messo a dieta, si trova davanti l’amico simpaticone che gusta una torta al cioccolato simulando l’orgasmo di gusto con tanto di “mmmm…”.

Day 5

Mi sento disintossicato. Non ci penso nemmeno al fatto che sono “fuori dal tunnel”. Neanche le ennesime 3 email quotidiane di Facebook riescono a farmi tornare indietro.

Curiosità: tra “gli amici” che mi consigliano di aggiungere, trovo dei colleghi di lavoro con i quali non ho mai avuto niente a che fare, dei quali non ho mai visitato il profilo, dei quali non ho mai avuto corrispondenze con la mia email di iscrizione al social network, con i quali non ho amici in comune.
La domanda sorge spontanea: ma che algoritmo usano? Come fanno a trovare queste correlazioni? Se sanno con chi condivido un ambiente di lavoro (senza averlo mai specificato né scritto da nessuna parte), sapranno allora tutto dei miei gusti, di cosa compro, di come vesto, cosa tifo ecc.

Più che faccia-libro, è il Grande Fratello.

Day 6

Serata con amici, inevitabilmente si finisce col parlare di altre persone. Si ricorre all’unica persona del tavolo con l’app Facebook installata sullo smartphone (nel frattempo ho convinto anche gli altri a disinstallarlo).
Fare gossip senza è praticamente impossibile, specie se c’è da decidere se la ragazza in questione sia figa o meno.

Day 7

E’ l’ultimo giorno. Arrivato alla sera so che devo interrompere il digiuno, portato a termine senza grandi difficoltà.

Accedo, senza nessun entusiasmo.

35 notifiche, 4 messaggi, 1 richiesta di amicizia.
Il mio ego, un po’ deperito, si risveglia: qualcuno mi ha pensato!

Controllo le notifiche: tutte cose poco interessanti.

Controllo i messaggi: due novità importanti che mi stavo per perdere.

CONCLUSIONI

Quando si parla di Facebook c’è molto poco da dimostrare. E’ invasivo, ha cambiato le abitudini di molti di noi, ha cambiato le relazioni sociali, ha contribuito a rafforzare il concetto di “era dell’immagine”.

Quello che in fondo sapevo ma non avevo mai provato è il modo in cui questo social network tiene legati i propri utenti, come se il business di Zuckerberg e compagni si fondasse su due pilastri essenziali:

“SPIA LE VITE DEGLI ALTRI, CONOSCI PIÙ CHE PUOI I LORO ASPETTI”

per poi

“RACCONTA CHE ANCHE TU HAI UNA BELLA VITA”

Divincolandoci da questi due aspetti, non avremo più la necessità di condividere la foto dei cannelloni la domenica, il selfie in discoteca, la foto di coppia in spiaggia. Saranno solo foto nostre: perché pubblicarle su un diario online?

Se anche tu come me ritieni di essere drogato di Facebook, ti consiglio di interrompere ogni tanto la dipendenza, è facile, basta accettare l’idea di sapere un po’ meno della vita degli altri e resistere all’idea di raccontare la maschera che ci si diverte a mostrare.

Adesso che ho capito la lezione, posso cambiare la foto profilo. Con questa.

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Foto profilo di CiambelleSuMarte

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