Una nuova generazione di opinionisti: gli Haters

 

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Cari amici di Marte, oggi è il vostro ciambellaio preferito che vi propina l’omelia del giorno.

Prendete Facebook (quel social network nel quale oggi impiegate il tempo con cui una volta chattavate, facevate l’amore con degli esseri umani e leggevate libri più lunghi del depliant del LIDL), assumete l’aria da intellettuali perdenti sinistroidi e radical chic (giacca marrone di velluto vieni a me!) e accarezzatevi la barba con fare pensoso ed interessato (donne, accarezzare la vostra di barba sarebbe un attimo fuori luogo).

Adesso siete finalmente pronti ad esclamare frasi tipiche che rafforzano l’ego di qualsiasi blogger:

“beh, effettivamente…”

“ahaha, c’ha ragione questo”

“wow, chissà come è carino questo qui”*

* solo in caso di esseri vagina-muniti

Il fatto è che stiamo vivendo una fase storica importante, stiamo per essere invasi e neanche ce ne stiamo accorgendo.
Non dall’ISIS o dagli extracomunitari dell’Inter, ma stiamo per essere invasi dalla parte peggiore di noi stessi.
Sta per arrivare la definitiva vittoria della GENERAZIONE HATERS.

Una generazione trasversale alle età, ai colori politici, alle posizioni sociali ed ai livelli di istruzione.

 

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Questa invasione è continua e in crescita, la gente è incazzata e risponde in maniera cattiva ovunque. Tutti sono talmente impegnati a sputare odio che, nel frattempo, sfugge alla massa un’analisi impietosa che condanna noi italiani ad abbassare la testa davanti ai cugini francesi:

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LA GENERAZIONE HATERS: CHI SONO, COME RICONOSCERLI

Non sto parlando di “altri”: potenzialmente sto parlando di TE, di ME, di tutti noi.
In tutti noi c’è una percentuale di HATER, sviluppabile e pericolosa.

Ad esempio, io quando vedo in TV la Santanchè avverto un’istinto omicida molto pericoloso. Sogno la scena di Pulp Fiction dove Jules Winnfield (Samuel L. Jackson) punta la pistola alla vittima recitando  il versetto di Ezechiele 25:17 per poi sparare impietoso.

La differenza tra il normale richiamo all’odio che il genere umano ha insito nella sua natura e l’invasione odierna degli HATERS 2.0 è proprio nei mezzi di comunicazione e nel contesto: se una volta la nostra parte di odio, per essere visibile, doveva trasformarsi in azione, oggi, grazie al web, è facilmente riconoscibile grazie all’uso della parola.

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Ad esempio, se una volta la persona piena di odio la riconoscevi quando c’era da fare a botte fuori dalla scuola o allo stadio, oggi basta prestare un po’ di attenzione alla propria bacheca Facebook o ai commenti degli articoli sul web per individuarne perfino decine e decine al giorno.

La generazione HATERS è quindi un fenomeno sociale molto vasto, visibile soprattutto su internet, che tocca molti italiani su molti.

CARATTERISTICHE DELL’HATER

L’HATER è molto sensibile al tema delle tasse e ai temi di attualità. Per questo è più facile trovare HATER nelle fasce di età più adulte che non tra studenti/ragazzi.

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Solitamente è un individuo con una buona predisposizione all’uso di internet, quindi con molto tempo a disposizione davanti ad un PC: è per questa peculiarità che gli impiegati in ufficio e i disoccupati sono altamente esposti a questo fenomeno.

L’HATER non è passivo, anzi. Il suo pro-attivismo lo si nota dalla cadenza con cui scrive status su Facebook, cinguettii su Twitter e commenti ai vari blogger e giornalisti sul web.

L’HATER ragiona secondo la stessa filosofia del tifoso: quelli sbagliati sono GLI ALTRI e cioè i politici, gli statali, i tassisti, i tedeschi, i greci, Saviano, le pop star, gli stranieri, i rom, quelli di sinistra, quelli di destra, i democristiani, i sindacati, gli arbitri…

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Se vuoi scovare HATER facili, ti consiglio i seguenti link di testate giornalistiche comiche:

ilgiornale.it

liberoquotidiano.it

ilfoglio.it

tzetze.it

lacrocequotidiano.it

COME SI RIPRODUCE L’HATER

Ci sono ambienti paludosi e tristi dove grafici falliti e utenti di photoshop talmente scarsi da essere assunti per la comunicazione di EXPO 2015 si incontrano e formano la propria arte.

Nessuno sa chi siano questi individui che impiegano il loro tempo creando simil pezzi d’arte:

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Quel che è sicuro è che ci vuole una buona dose di ignoranza grafica, ricerca dell’assurdo e soprattutto ambizione al successo (la condivisione sui social).

Grazie all’ambiente dinamico ed istantaneo di Twitter, l’HATER guarda con disprezzo i programmi di LA7 e RaiTre, commentandolo in real time con cinguettii al veleno.

Poi, per fare rifornimento di odio, si carica guardando “Quinta Colonna” su Rete4 e “La Gabbia” su LA7.

FENOMENOLOGIA DI UN TREND IN CRESCITA

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Contestualizzare in poche parole perché questo fenomeno è e sarà ancora di più un fenomeno in crescita è semplice.

Basta ricordarci in che mondo e in che periodo storico viviamo:

  • crescente partecipazione degli individui nei social network
  • innovazione tecnologica a supporto (smartphone su tutti)
  • crisi economica
  • un ventennio in cui il “NOI contro LORO” da tifosi-ultrà è ormai una formula stabile nel linguaggio comune (grazie Silvio!)
  • ignoranza ancora latente in gran parte della popolazione. Comporta la frustrazione tipica di chi si sente meno “nobile” di chi è in grado di fare ragionamenti razionali (basta affrontare l’argomento degli immigrati con un Hater per sentirsi dire “Voi che parlate di integrazione…” come a dire “quelle cose lì complicate e poco efficaci… bisognerebbe prendere un fucile e sparare a tutti!”)
  • de-responsabilizzazione facile e comoda. La possibilità di urlare il proprio odio senza risponderne personalmente (tutti coloro che quotidianamente danno della “puttana” alla Presidente della Camera, di presenza, lo farebbero?)
  • popolazione sempre più ibrida, per ovvie ragioni di globalizzazione
  • comunicazione web-oriented. Il pensiero deve essere espresso in poche righe (o in 160 caratteri) a discapito del ragionamento completo; con questo quadro a vincere sono sempre i titoli che “urlano” odio e indignazione (la benzina preferita dall’Hater)

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COME ARGINARE/SEDARE UN HATER

L’Hater in verità è una brava persona.
Analizzando la mia bacheca, ho potuto constatare che tutti coloro che presentano un altissimo tasso di odio nei loro commenti e status, alla fine, sono brave persone: padri di famiglia, ragazzi che posso definire buoni amici, gente alla quale chiederei un favore personale senza nessun dubbio.

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Quando, ad esempio, relativamente al tema degli sbarchi clandestini in Sicilia, l’Hater si ritrova ad appoggiare Salvini con commenti spregevoli, considerate che in verità sta solo sfogando una grossa fetta di stress/ansia/frustrazione dovuta a chissà quali motivazioni personali ed al contesto sociale (come scritto sopra).

Se il commento che vi sta facendo incazzare è paradossale, evitate di rispondere a tono con discorsi ragionati.

Riprendendo l’esempio degli sbarchi clandestini, l’Hater tipico urla che

“bisogna fermarli in mare e rispedirli al mittente”

oppure

“fucilarli”

Analizziamo la fattibilità di queste due soluzioni.

1) “Fermarli in mare, soccorrerli (magari), per poi rispedirli al mittente”

Imbarcazione tipica, clandestini tipici, espressioni tipiche all'arrivo della barca della Guardia Costiera
Imbarcazione tipica, clandestini tipici, espressioni tipiche all’arrivo della barca della Guardia Costiera

Come no. Basta prendere una navetta della Guarda Costiera. Prendiamo un po’ di uomini della Marina Militare, li facciamo andare incontro al barcone, in alto mare.
Una volta avvicinati al barcone stracolmo di clandestini, questi vengono in contatto con questi poveretti (ma bastardi clandestini!) e iniziano a somministrare aspirine. Si sa, in alto mare, dove con una navigazione di merda probabilmente è già troppo se sei ancora vivo, rischi di prenderti il raffreddore.
Una volta curati tutti (da notare che i clandestini, nel frattempo, si sono disposti in fila indiana, senza urlare, aspettando la loro aspirina), il capo dei militari italiani, in un perfetto inglese e francese, ricorda a tutti che non sono benvenuti e che quindi devono svoltare a 180 gradi e ritornare là dove si sono imbarcati.
I clandestini, contenti per la maglietta/souvenir “I Love Pozzallo”, salutano e si rimettono in marcia per altri 10 giorni di navigazione tranquilla.
Secondo il tipico politico che cavalca l’odio, detto anche il “Pesce Pulitore della merda dei pensieri italiani”, o più semplicemente MATTEO SALVINI, tutto questo ha senso. Bontà all’anima sua.

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2) “Fucilarli”

Software innovativo con il quale la nostra marina militare si esercita per la missione anti-clandestini
Software innovativo con il quale la nostra marina militare si esercita per la missione anti-clandestini

Adesso la cosa mi diverte. In uno Stato dove la pena di morte non è legale, dove per Costituzione si ripudia la guerra, dove milioni di cattolici ci frantumano le palle con il loro NO all’aborto (perché uccidi un essere umano) e all’eutanasia (perché uccidi un essere umano), magicamente diventa invece cosa buona e giusta trucidare in mare un barcone di gente sporca e nera composta da ragazzi, donne, bambini e, diciamolo, anche uomini.

Questa cosa di dover sempre dire “donne e bambini” per rimarcare l’umanità del tema mi urta. Perché, gli uomini possono morire sempre?

Sedare un Hater è facile: basta non avere la pretesa di fargli cambiare idea sul web.
L’Hater, infatti, non imbraccerebbe mai un fucile per sparare ad un barcone di clandestini in gravissime condizioni. Se avesse questa capacità, non sarebbe un Hater: sarebbe un figlio di puttana.

Adesso un po’ di consigli (roba che ho provato in prima persona):

  • Rispondete con ironia, tipo: “Ma se nel barcone è presente una donna incinta, far affondare il barcone equivale a far abortire una donna?”. E’ il mix di ironia-teoria dell’assurdo-spirito sereno il vero antidoto che disinnesca la crescita di odio nella discussione.
  • Poche risposte, non troppi batti-ribatti.
  • Valutate la persona con la quale vi state confrontando: il fatto che sia Hater sul web non significa che sia una cattiva persona.
  • Datevi sempre 24 ore di tempo prima di rispondere ad uno status o ad un commento. Lo so, può sembrare un’eternità, ma nella maggioranza dei casi o il tema è già diventato vecchio oppure avrete avuto il tempo di calmare l’Hater che è in voi, così da rispondere nella maniera più pacata (e magari ironica) possibile.

 CONCLUSIONE

Da studente universitario fuori sede, un giorno, venni rimproverato dalla padrona di casa perché i condomini avevano avanzato lamentele circa “rutti molesti” che sembrano provenire dal mio appartamento.

Con una lattina di birra scadente aperta in mano, sull’uscio di casa, cercai di persuaderla del fatto che io non c’entravo nulla. Non mi sembrò convinta.

Imparai che anche se avevo un appartamento a disposizione, un pubblico esaltato (i miei coinquilini) e gli strumenti per farlo (eccelse doti canore, ossigeno gratis e scorte di birra Finkbrau), ruttare in maniera lirica a volumi esagerati poteva non essere una cosa degna da fare.

Avere una tastiera ed un account social non vuol dire essere autorizzati ad esternare tutto l’odio che abbiamo dentro, per un motivo semplice: l’odio si auto-alimenta, convince le persone e prima o poi, sarà un boomerang che ci si ritorce contro.

Da domani, ogni volta che un Hater si incazza, rispondetegli con un bel fiore.

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