It’s a long way… se fai Rock’n Roll in 1000!

“Non per fare il guastafeste, ma se hanno suonato Smell Like Teen Spirit per convincere  Kurt Cobain a suonare a Cesena, ci rimarranno malissimo…” (Jack C.)

“Pensa a quando capiranno che anche Bowie darà buca” (Elisa P.)

Ebbene sì, ero uno dei Millini di “Rock In 1000”, evento abbastanza anomalo in Italia per almeno 3 ragioni:

  1. perché si è trattato di un evento originale e riuscito in una nazione come l’Italia, dove sempre più festival e manifestazioni musicali si stanno lentamente spegnendo;
  2. perché far suonare insieme 1000 rockettari riuscendo ad evitare 2 milioni di assoli di chitarristi capelloni convinti di essere la reincarnazione di Hendrix non è affatto banale;
  3. perché 15.000 spettatori hanno pagato un biglietto  (ed in alcuni casi anche un biglietto di treno) per vedere anche Nikki alla chitarra.

So che te lo stai già chiedendo, clicca qui.

Raccontare cosa è stato non è facile. Per chi ha partecipato si è trattato di un tour de force musicale, fatto di sforzi fisici nel caricare la strumentazione, litri e litri di sudore versati sul campo dello stadio di Cesena, panini immangiabili offerti dall’organizzazione, file chilometriche per qualsiasi cosa (prendere il trasmettitore per le cuffie, riconsegnare il trasmettitore, prendere il panino, andare in bagno, prendere una birra, prendere una piadina ecc ecc).

Tanta, tanta fatica. Tutta ricompensata da un’esaltazione totale data dal boato di più di 800 strumenti all’unisono in salsa rock.

13645255_10210261825452229_1349118212716306008_n

Ho fatto parte del gruppo dei cantanti: razza fortunata perché munita di solo zainetto con testi (cari batteristi, l’avete voluto voi il vostro destino…) ma tendente al protagonismo più assoluto per attirare l’attenzione dei cameraman (voci di corridoio raccontano di gente piazzata davanti alla casa del povero cristo che sta montando i video ufficiali in questi giorni). Il 50% di questi è diventato afono dopo ore ed ore passate a provare sempre gli stessi 16 brani: si sa, le scuole di canto sono meno utili rispetto ad un paio di occhiali da sole indossati di sera, un cappello strano ed un baffo da gay americano che lavora in acciaieria.

La truppa messa sù da Fabio Zaffagnini, ideatore del video ultra virale di “Learn To Fly” per convincere i Foo Fighters a suonare a Cesena, ha centrato nuovamente l’obiettivo: stadio pieno, mille immagini che faranno il giro del mondo, risonanza mediatica e tanta, tanta gente come me grata per quello che ha vissuto.

13769360_10210272469827834_63231119967830364_n

Per tutti i musicisti indecisi se partecipare o meno, ecco alcuni motivi per cui NON partecipare:

  • perché batterie ed amplificazione rimangono montate all’aperto. Ciò vuol dire che se piove, dovrai fare il segno della croce prima di accendere l’amplificatore;
  • perché c’è da studiare 16 brani e tu avrai già una band che si incazza con te perché non ricordi le strutture dei tuoi stessi brani;
  • perché dover censurare la propria mania di protagonismo a favore della musica all’unisono vuol dire non poter dire a 15 mila spettatori che sei fichissimo;
  • perché ti devi pagare tutto, anche l’aria che respiri;
  • perché prima, durante e, soprattutto, dopo il concerto ti aggiungeranno su Facebook circa 200 nuovi contatti, di cui il 95% non li ha avrai mai visti (ma saranno riconoscibili dal fatto che la foto profilo è chiaramente da musicista);
  • perché è uno sbatti assurdo. Credimi, assurdo.

Adesso vediamo i motivi perché DOVRESTI partecipare:

  • perché batterie ed amplificazione rimangono montate all’aperto. Quando i batteristi colpiscono la cassa ed il piatto, si CREA IL VENTO. Provare per credere. Ah, sì, se dovesse piovere, fatti il segno della croce, magari passi a miglior vita nella maniera più rock possibile;
  • perché tra i 16 brani ci sono pezzi che ti rifiuteresti di suonare a vita. Poi però si decide di aprire con “Bittersweet Symphony” dei The Verve e, quando le batterie entrano sui violini, vedi gente piangere dall’emozione;
  • perché censuri le tue manie di protagonismo e vivi il tutto con lo spirito di gruppo, anche se per il classico musicista non è facile (lo so, per voi bassisti un po’ di più, non vi ha mai cagato nessuno). Poi vedi quelli ultra-malati di protagonismo in stile x-factor e allora pensi “speriamo che qualche cameramen faccia loro il favore di dare un senso alla loro partecipazione”;
  • perché non sei pagato. Lo so, su questo punto potrai non essere d’accordo, ma per una volta, le classiche 100 euro di merda che sei costretto ad elemosinare ai locali non valgono un millesimo delle emozioni vissute e delle conoscenze fatte;
  • perché molti musicisti di Italia ti chiederanno le connessioni sui social network e se non hai il prosciutto negli occhi, capirai che IL NETWORK è la prima cosa di cui un musicista ha bisogno se vuole  cogliere nuove opportunità;
  • perché è uno sbatti assurdo. Credimi, uno sbatti assurdo, ma lo ricorderai per tutto il resto della tua vita.

13754615_10210272473907936_9007718569122004763_n

Comments

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *