Perché Rino Gaetano ci ha rovinati

[DISCLAIMER – Questo articolo è stato scritto prima che Lo Stato Sociale approdasse a Sanremo e Guenzi ad X-Factor]

Correva l’anno 2007 ed io, a casa dei miei genitori, non potevo oppormi all’ennesima fiction Rai servita ad orario cena. Non c’è mai stato scampo: il medico in famiglia, il prete buono, il poliziotto simpatico, erano tutte figure che io sognavo la notte con terrore, praticamente un incubo.

La lobotomizzazione dei cervelli italici a colpi di anti-cultura Rai minacciava quotidianamente anche me.

Questa fu la scena più HOT di 10 serie. Claudia, grazie di esistere.

Una volta però, la fiction fu su “un cantante famoso morto”, almeno quello che mi disse mia madre.

Era la fiction su Rino Gaetano. Sapevo chi era ma ammetto che fino ad allora non avevo mai approfondito la sua esistenza e l’ascolto dei suoi album.

[Lettore: “Questo è un outing con i fiocchi. Cioè, stai dicendo di esserti innamorato di Rino Gaetano grazie ad una merda di fiction Rai per anziani…”]

Stranamente, dopo il primo quarto d’ora, non scappai in un’altra stanza, ma rimasi incollato alla TV come i miei genitori.

La fiction faceva schifo: gli attori a contorno dei protagonisti erano pessimi, la trama stucchevole, il tutto aveva un non so che di… fiction Rai.

Rimasi però colpito dalla storia, che fino ad allora mi era poco nota.


RINO GAETANO: RIESUMARE UN MITO PER COLMARE UN VUOTO DI RINNOVAMENTO CULTURALE

Per chi non conoscesse Rino Gaetano, faccio un rapidissimo sunto:

Cantautore – periodo anni 70 – calabrese ma cresciuto a Roma – carente di talento vocale ma con voce potente e rauca – 6 album all’attivo – Ironico, pungente, bandiera del “no sense”, stile dove i testi non dicono nulla “ma in verità dicono qualcosa” – morto in un incidente stradale a soli 30 anni – è quello di “GIANNA” di Sanremo

[Lettore: “Ah ecco, quello di Gianna Gianna Gianna sosteneva, tesi ed illusioni”. Potevi dirlo prima, no?”]

Da quella fiction in poi, nessuno a parte me lo ammetterà, ma nacque la moda di Rino Gaetano: tutti a dire “ma che profondità di testi“, “quanto andava controcorrente!“, “un artista che viene capito 30 anni dopo significa che era troppo avanti per il suo periodo!” ecc.

Nulla da dire. Rino Gaetano è stato un artista di grandissimo spessore, se consideriamo che tutto quello che fece, lo fece da pioniere.

Apparizioni in accappatoio al Cantagiro, playback con il cagnolino in TV, canzoni come “Nun te reggae più” dove nomina gli innominabili santoni dello show business e della politica e performance bizzarra a Sanremo, sono tutte cose che quest’uomo ha veramente fatto in un’epoca di censure dove ci voleva coraggio ed una grandissima faccia tosta, oltre ad una notevole fantasia.

Rino è sempre stato così, semplicemente originale ed è per questo che artisticamente io e tanti altri ne siamo innamorati.

Il problema è il DOPO.


BENVENUTI NEL FANTASTICO PANORAMA DELL’INDIE ITALIANO

Tale Maria Antonietta scopre il barrè durante un live

Il giovanissimo Vasco Rossi prima, Daniele Silvestri & Simone Cristicchi e tanti altri dopo, si sono largamente ispirati al cantautore calabrese.

Ci sta, ok? I grandi artisti influenzano sempre i loro successori.

[Lettore: “Dicci caro Ciambelle, dove vuoi arrivare?”]

Tutta questa premessa per parlarvi di un problema che attanaglia la musica italiana: IL FENOMENO INDIE.

Lui ha la fissa delle tachipirine.

Approfondire il fenomeno dell’Indie italiano non è semplice.

E’ un po’ come raccontare Bello Figo ad uno che non lo ha mai visto. Nessun parola potrebbe realmente chiarire il fenomeno ed il suo successo virale.

Per spiegarvi dove voglio arrivare, proviamo insieme a costruire un esempio.

Prendete uno scappato di casa 20enne con mezza passione per la musica, mantenuto dai genitori, frequentatore delle giuste piazze di Bologna o di Milano, tendente alla cultura (non legge i libri, ma ricorda le citazioni basilari a memoria), con tanta, tanta voglia di apparire maledettamente sofferente e non capito, perché così può scoparsi più studentesse di lettere e filosofia possibili.

Se dice di essere di sinistra ma non VOTA sinistra, è perfetto.

Prendete dei suoi simili e fateli suonare insieme. In poco tempo metteranno in piedi una band dal sound improbabile, un po’ di questo livello

clicca qui per ascoltare

con testi in italiano così pieni di citazioni e status di Facebook da apparire estremamente colti per il pubblico di 15enni che ha bisogno di scrivere frasi nei diari e nei tatuaggi.

Arricchiamo il tutto con il bisogno esistenziale di sentirsi alternativi all’anti-conformismo, praticamente il pensiero vuoto arricchito di un filtro Instagram vintage.

Vestiteli con colori smorti, pantaloni improbabili ma soprattutto dite loro di non tagliare mai i baffi e di far crescere male i capelli.

Fate scrivere loro delle canzoni dove nei ritornelli si intonano sempre sillabe a casaccio “NA NA NA NA” “PA PA PA PA” ispirandosi alle migliori baby dance anni 2010.

Date loro come spazio una delle piazze che furono dei Modena City Ramblers e della Bandabardò, ormai abbandonate da quel pubblico ultra-trentenne obbligato a stare sul divano con un biberon e con pannolini per neonati, riempiendole con giovani menti desiderose di un’identità musicale pronte a fotografare il biglietto e postarlo su Instagram.

Se te lo stai ancora chiedendo, sappi che ti ho appena descritto come nasce una band INDIE.


LA CONNESSIONE RINO GAETANO – PANORAMA INDIE ITALIANO

Rino Gaetano era stonato, però aveva coraggio, non le mandava a dire, riempiva le canzoni di parole quasi in preda ad una bulimia letteraria, usava termini forti, parlava di contadini ed operai con cognizione di causa, insomma, in una parola, Rino Gaetano era CREDIBILE.

Ciò che raccontava combaciava esattamente con il vissuto, con il tessuto culturale, con ciò che esattamente lui voleva ottenere: comunicare il suo star male al mondo.

Il problema è che però il mondo di Rino Gaetano ha dato il via ad una serie di giustificazioni per chi della propria musica non dovrebbe, diciamo, vantarsene:

  • Sei stonato? Lo era anche Rino Gaetano
  • Fai canzoni da 2 accordi a ripetizione per 3 minuti e mezzo? Lo faceva anche Rino Gaetano
  • Scrivi testi bruttini? Beh, forse sei tu, ascoltatore, ad avere un problema. In fondo negli anni 70 tutti criticavano Rino ed adesso tutti riconoscono la sua grandezza.

Usare la genialità di Rino Gaetano come una scusa per giustificare gente incapace di suonare che riempie i Palasport è indecente. L’espressione più concreta di questa connessione è Lo Stato Sociale, band di Bologna che colleziona, in una maniera impressionante, sold-out in tutti i palasport d’Italia.

Lo Stato Sociale live ad Assago. No, non è un fotomontaggio con un concerto di Roger Waters.

E’ una band paradossale: macchina da soldi incredibile che “odia il capitalismo”, con una posizione chiara verso chi li critica

“Mi sono rotto il cazzo della critica musicale
Non siete Lester Bangs
Non siete Carlo Emilio Gadda,
Si fa fatica a capire cosa scrivete
Bontà di Dio
Avete dei gusti di merda”

Basta andare sui loro profili social e noterete che la loro etichetta ha ben compreso come funziona la musica oggi: la strategia principale è pubblicare status quotidiani con foto vintage di pezzettini di carta/murales/letterine/tatuaggi con citazioni di loro canzoni.

Lo stile è chiaro: voglio sembrare rivoluzionario anti-sistema ma ohhh ohhhhh bella quattordicenne, dammi il tuo utero appena formato che voliamo nella terra dei sogni, io e te, lontano da questo mondo e da qualsiasi causa giudiziaria per pedofilia!

Praticamente non c’è nessuna differenza da Fedez, in quanto entrambi scrivono ispirandosi ai Baci Perugina.

E’ così che si costruisce un successo oggi: cavalcando l’obiettivo “easy like” e concentrandosi su un’ottima strategia di gestione dei social network.

Questa è una colpa? No. Riconosciamo loro il merito di aver capito prima di altri come funziona.

Parliamo di testi: storielle d’amore e posizioni politiche assolutamente non chiare, utilizzo di parole come “partito”, “giovani di sinistra”, “fascisti” che fanno sembrare alcuni testi ricchi di un retro pensiero politico. Poi li leggi bene e non vogliono dire un cazzo.

Il partito negli ultimi vent’anni è andato a puttane come il re
E come il re ha iniziato a sparare
E con il re tornerà sifilitico e con il colpo sempre in canna
per la gioia di ogni massaia drogata


LA LOTTA MAINSTREAM VS INDIE

Come avrebbe potuto intitolare l’album uno dei condottieri principali del movimento Indie?

Dopo la vittoria di Sanremo 2017, le bacheche Facebook di tutti noi si sono riempite di opinionisti improvvisati sulla valenza, o meno, di Francesco Gabbani, l’autore di “Occidentali’s Karma”.

Moltissimi si sono espressi, in positivo o in negativo, sul fenomeno della scimmia danzante.

Rimane però una realtà: Gabbani ha un lungo percorso musicale alle spalle e poco importa se la sua hit è un tormentone commerciale che cadrà nel dimenticatoio tra 10 mesi.

Lui almeno sa suonare.

Il mondo indie invece è caratterizzato da gente che non accorda le chitarre sul palco, da stonati che non hanno nemmeno la decenza di farsi sistemare le tracce vocali in studio, da musicisti senza tecnica ma con un ottimo utilizzo delle Canon per i social.

L’apparenza del sembrare i nuovi De Gregori o De Andrè con il talento musicale di mia nonna e la strafottenza di Balotelli in campo.

Come si fa ad ascoltare un brano di Calcutta e pensare che questo ragazzo abbia qualcosa da trasmettere? Come rimanere illesi dopo un disco del Management del Dolore Post Operatorio? Come si fa a credere che quelli de L’Orso sappiano che le note sono 7 dopo averli visti dal vivo? (esperienza purtroppo realmente provata).


CONCLUSIONE

La critica nei confronti del fenomeno Indie Italiano, basata sulle considerazioni di chi ha ascoltato la musica evolversi attraverso gli anni ’70-’80-’90-’00, tende a giudicare in maniera impietosa questo fenomeno.

Alcuni artisti, tra cui Manuel “Morticia Addams” Agnelli, hanno espresso un totale disgusto, rilegando il fenomeno al “peggior Venditti suonato da gente che non sa suonare”.

La domanda che quindi mi rimane sul groppone è:

L’Indie italiano è veramente sottocultura scadente che prima o poi si estinguerà, o chi lo critica rischia un epic fail come i detrattori di Rino Gaetano negli anni ’70?

La risposta, forse un giorno, la troveremo grazie ad una nuova fiction RAI.

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2 pensieri su “Perché Rino Gaetano ci ha rovinati

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